La leggenda narra che il Karate abbia avuto origine
più di 1000 anni fa quando il monaco
buddista indiano Bodhidharma si ritirò presso il Monastero Shaolin della
provincia di Henan per pianificare metodi di allenamento sia fisici che mentali
usando il Senzui (purificarsi dalla
conoscenza interiore lasciando che la luce spirituale purifichi l’animo) e l’Ekkin (trasformazione della forza
muscolare attraverso l’allenamento fisico).
Solo intorno al 1400 i documenti consentono di apprendere
come l’arte cinese del combattimento,
con la sua introduzione a Okinawa, avrà
un ruolo fondamentale nella formazione del
karate.
E’ infatti tra la metà del 1300 e la metà del 1800
che alcune delegazioni dell’imperatore cinese giungono a Ryukyu e danno inizio ad una non documentata ma
quasi certa infiltrazione nell’isola dell'arte cinese del combattimento che
inizia: inizia infatti ad essere pratica segretamente dai cinesi che abitano il
villaggio di Kume senza darne diffusione al di fuori della comunità.
Ugualmente a partire dal XVII secolo motivi
commerciali inducono alcuni abitanti di Okinawa a recarsi in Cina dove
permangono solo per pochissimi anni: al loro ritorno sicuramente introducono a
Okinawa le tecniche di combattimento a mani nude apprese in Cina: si tratta
però di tecniche frammentarie in quanto la brevità dei soggiorni in Cina ha
impedito loro un approfondimento del metodo marziale cinese.
Solo a partire dal XIX secolo l'arte del combattimento, a lungo nascosta
dietro le sue mura del villaggio di Kume comincia a diffondersi sotto il nome
di Xaha-te.
Bisogna attendere l’inizio del secolo XIX per
trovare traccia di una scuola di te a
Okinawa per volontà di Sokon Matsumura e dei suoi contemporanei. Si sviluppano
allora le scuole di Shuri-te (propria di
Matsumura), di Tomari-te e di Naha-te
(scuola dei cinesi del villaggio di Kume che faceva parte di Naha).
Se le prime due appaiono similari e rappresentano
un’ arte di combattimento propria della cultura di Okinawa, la seconda si rifà alla tradizione dell’arte praticata dai
cinesi presso il villaggio di Kume.

E’ quindi con Sokon Matsumara che incomincia a
delinearsi la storia del Karate tradizionale
integrando la tradizione del te
praticato ad Okinawa, l’'arte giapponese della spada e l’arte cinese del
combattimento: si formano così molti allievi (tra cui Anko Asato 1828-1906 e
Anko Itosu 1830-1915) e, per loro
tramite, si ha la stabilizzazione delle
forme del karate e la loro diffusione.
In particolare Itosu introduce il karate
nell’educazione scolastica realizzando così la svolta della storia del karate
stesso: se fino ad allora l’insegnamento si configurava come metodo
individualizzato in cui l’arte era trasmessa dal maestro ad uno o massimo due
allievi, ora il sistema è indirizzato ad una formazione di massa.
L’incontro di Asato e Itosu con Gichin Funakoshi
determina la diffusione del Karate in tutto il Giappone e nel mondo
intero.
IL
KARATE MODERNO DI GICHIN FUNAKOSHI (1868-1957)
Gichin Funakoshi nasce a
Okinawa nel 1868 da una famiglia di funzionari appartenente alla classe
Shizoku, corrispondente a quella dei Samurai.
A dodici anni,
con un fisico estremamente gracile, comincia la pratica del Karate con Anko
Asato (padre di un compagno di classe). Di quegli allenamenti Funakoshi ricorda
“In quell’epoca mi sono allenato a un
solo kata per molti mesi, e perfino per molti anni…Dovevo solo continuare a
ripetere senza fine la stessa cosa”
Dopo
l’adolescenza è suo intendimento intraprendere gli studi di medicina ma vi deve
rinunciare poiché comporterebbero il
taglio della “crocchia”: l’attaccamento alle tradizioni non gli consente di
rinunciare ai capelli raccolti che simboleggiano la continutià con gli
antenati. Si dedica allora alla carriera letteraria.
Nel 1889, a 21
anni, diventa insegnante in una scuola elementare senza tuttavia mai trascurare gli allenamenti: manterrà tale
incarico di educatore per oltre un trentennio.
Nel 1921 viene
incaricato di organizzare una dimostrazione di karate per la visita ad Okinawa
del Principe imperiale. L’anno successivo viene inviato a Tokyo per una
presentazione del karate di Okinawa alla Esposizione nazione di educazione
fisica. L’entusiasmo con cui sono accolte le dimostrazioni lo induce a
trattenersi a Tokyo per diffondere l’arte del suo paese.
Intorno al 1930 Funakoshi sostituisce gli ideogrammi
che formano il termine karate.
Fino ad allora il termine karate era scritto usando
gli ideogrammi che significano “la mano (de o te)
della Cina (to)”. Poiché
ideogramma to si pronuncia anche kara
si incominciò anche ad adottare la pronuncia kara- te (la mano della Cina).
Funakoshi, in un periodo in cui andava rafforzandosi
lo spirito nazionalistico giapponese, per scrivere il suono kara di karate
sceglie di sostituire l’ideogramma che significa “Cina” con quello- di eguale
pronuncia - che significa “vuoto”. Con questo stratagemma il termine Kara-te
diviene allora “mano vuota” . A tali ideogrammi affianca ancora il suffisso do (via) dando origine al karate- do
Nell’arco di
pochi anni il numero degli allievi aumenta, numerose università aderiscono al
suo insegnamento e nel 1938 gli allievi costruiscono il primo dojo che
Funakoshi chiama Shotokan (La casa
nel fruscio della pineta), utilizzando lo pseudonimo con cui era solito firmare
poesie.
Funakoshi
scrive in quel periodo il Shoto Niju Kun
ovvero “I venti precetti della via del karate”
1. Non bisogna dimenticare
che il karate comincia con il saluto, e termina con il saluto.
2. Nel karate, non si prende 1'iniziativa dell'attacco.
3. Il karate è un complemento della giustizia.
4. Conosci dapprima te stesso, poi conosci gli altri.
5. Nell'arte, lo spirito importa più della tecnica.
6. L'importante è mantenere il proprio spirito aperto verso l'esterno.
7. La disgrazia proviene dalla pigrizia.
8. Non pensare che si pratichi karate solamente nel dojo.
9. L'allenamento nel karate si prosegue lungo tutta la vita.
10. Vedi tutti i fenomeni attraverso il karate e troverai la sottigliezza.
11. Il karate è come 1'acqua calda, si raffredda quando si smette di scaldarla.
12. Non pensare a vincere, ma pensa a non perdere.
13. Cambia secondo il tuo avversario.
14. L'essenziale in combattimento è giocare sul falso e sul vero.
15. Considera gli arti dell'avversario come altrettante spade.
16. Quando un uomo varca la porta di una casa, si può trovare di fronte a un
milione di nemici.
17. Mettiti in guardia come un principiante, in seguito potrai stare in modo
naturale.
18. Bisogna eseguire correttamente i kata, essi sono differenti dal
combattimento.
19. Non dimenticare la variazione della forza, la scioltezza del corpo e il
ritmo nelle tecniche.
20. Pensa ed elabora sempre.
Il dojo
Shotokan è distrutto nei bombardamenti del 1945 e, al termine della guerra,
Funakoshi settantasettenne lascia Tokyo
e raggiunge la moglie nel sud del Giappone.
Nel 1947 moriranno sia la moglie
che il figlio Yoshitaka. G. Funakoshi, all’età di 80 anni torna a Tokyo e, su
impulso dei suoi allievi, nel 1949 si costituisce la Associazione Shotokan e, successivamente, la Japan Karate
Association (J.K.A.) diretta dallo stesso Funakoshi. Gichin Funakoshi muore nel
1957, all'età di 89 anni.
E’ agli allievi del Maestro G. Funakoshi che si
deve poi la diffusione del Karate in Europa e nel mondo. Per un maggiore approfondimento vi
consigliamo di consultare direttamente il sito della FIKTA
IL
KARATE IN ITALIA
In Italia lo sviluppo del karate tradizionale si
deve al M° Shirai che nel 1966 fonda la AIK (Associazione Italiana Karate) affiancandosi
alla FIK (Federazione Italiana Karate).
Da allora, con la speranza di un riconoscimento
olimpico, è un susseguirsi di unioni, scissioni e nuove federazioni.
La diffusione di stili diversi a partire
dall’inizio degli anni 70 comporta poi la necessità di rivendicare il karate tramandato dai Maestri Giapponesi
ovvero "tradizionale": nel 1989
ad opera del Maestro Shirai e dei maestri più anziani viene pertanto
costituita la FIKTA (Federazione Italiana Karate Tradizionale e Discipline
affini).
Ad oggi esistono due diverse correnti: il karate
tradizionale e quello sportivo o moderno che ancora auspica un riconoscimento
olimpico.
Senza entrare nel dettaglio delle numerose
federazioni costituite, si inserisce lo schema riepilogativo tratto dal sito
della FIKTA a cui si
rimanda per un maggiore approfondimento .
